Il 25 Marzo, data che gli studiosi individuano come inizio del viaggio ultraterreno della Divina Commedia, si celebrerà per la prima volta il Dantedì, la giornata dedicata a Dante Alighieri recentemente istituita dal Governo.
Il sommo Poeta è il simbolo della cultura e della lingua italiana, ricordarlo insieme sarà un modo per unire ancora di più il Paese in questo momento difficile, condividendo versi dal fascino senza tempo.
Anche la Soprintendenza delle Marche rende omaggio a Dante Alighieri, padre della lingua italiana.

“Se tu riguardi Luni e Urbisaglia/ come sono ite e come se ne vanno/ di retro ad esse Chiusi e Sinigaglia,/ Udir come le schiatte si disfanno/ non ti parrà nuova cosa né forte,/ poscia che le cittadi termine hanno”. (Canto XVI, Paradiso, versi 73-78).

Nel Paradiso, Dante nel trattare della decadenza delle fortune familiari, e in generale delle cose umane, ricorda quattro città scomparse. Tra queste vi sono gli importanti insediamenti romani di Urbs Salvia  e Sena Gallica.
Le testimonianze archeologiche della città di Urbs Salvia documentano una fondazione alla fine del II sec. a.C. La città si sviluppa attorno alla Via Salaria Gallica, un antico percorso di espansione romana verso nord, oggi ricalcato dalla S.P. 78.
Nel punto più alto è collocato il serbatoio dell’acquedotto, più in basso il teatro, uno dei più grandi d’Italia e l’unico che conservi consistenti tracce di intonaco dipinto. Fu edificato in laterizi all’inizio del I sec. d.C. il sottostante “Edificio a nicchioni” fungeva da scenografico raccordo dei vari livelli della città, cioè fra il sovrastante pianoro del teatro e il foro. Ai piedi della collina sorge la maestosa area sacra, costituita da un tempio minore e da un grande Tempio  dedicato alla Salus Augusta con criptoportico, un corridoio sotterraneo dove si possono ammirare pregevoli affreschi  con iconografie legate alla propaganda augustea e deliziosi riquadri con scene di animali intervallate da maschere lunari. Al di fuori dell’imponente cinta muraria, alta in alcuni punti fino a cinque metri, si trova l’anfiteatro , fatto costruire da Lucio Flavio Silva Nonio Basso alla fine del I sec. d.C.

Colonia dedotta su territorio celtico, all’indomani della battaglia sul fiume Sentino, Sena Gallica, a differenza di Urbs Salvia e a dispetto di quanto ci dice Dante, è una città a continuità di vita: difatti la Senigallia moderna si estende sopra la Sena Gallica romana. Resti della città sono stati identificati, fino a 5 metri di profondità, a partire dall’attuale piazza Garibaldi a ovest fino a piazza del Duca a est; a nord era limitata dal corso del fiume Misa e a sud, oltre viale IV novembre, si estendeva la necropoli.
Recenti scavi hanno inoltre dimostrato che nel suo settore occidentale fu preceduta nel V- IV sec. a.C. da un insediamento indigeno con case dal tetto in tegole, distrutto da un incendio  e cancellato dalla realizzazione di un quartiere romano. Una parte del tessuto urbano antico si può ammirare presso l’area archeologica La Fenice, dove è visibile un isolato residenziale, con strade basolate e una domus .

Per tutte le altre iniziative a carattere nazionale organizzate dal MiBACT, visita il sito:
www.beniculturali.it/dantedì

Pubblicato il 24/03/2020