Anche la Soprintendenza archeologia belle arti e paesaggio delle Marche partecipa a #granvirtualtour”, l’iniziativa del MiBACT che il 05 aprile, prima domenica del mese – che normalmente prevede l’ingresso gratuito in tutti i luoghi della cultura statali – si sposta sul digitale:  un viaggio digitale  per esplorare da casa la bellezza del patrimonio culturale italiano attraverso i tour virtuali di teatri, archivi e biblioteche, musei e parchi archeologici statali.

La Soprintendenza vi propone una visita virtuale all’area archeologica in località “la Cuma” a Monte Rinaldo (FM), ed al suo Santuario tardo repubblicano.

Il santuario di Monte Rinaldo (FM) è ubicato su una terrazza artificiale aperta lungo il pendio collinare (350-360 m s.l.m.) che degrada dal borgo medievale verso la media valle del fiume Aso, in località “la Cuma”, tra la colonia latina di Firmum (264 a.C.) e la città federata di Asculum, ricordata dalle fonti come civitas caput gentis dei Piceni. L’area sacra, oggetto dal 2016 di nuove indagini condotte dall’Università di Bologna e dalla SABAP Marche, è incentrata su un tempio tuscanico al quale appartengono alcuni importanti resti delle decorazioni frontonali in terracotta, in parte noti da tempo e in parte arricchite da recenti rinvenimenti, e su un sacello munito di apprestamenti idraulici (una vasca e una fontana), posti al centro di una piazza delimitata su almeno due lati da portici, attualmente visibili e restaurati.

Le principali fasi monumentali del luogo di culto possono essere riassunte come segue. La costruzione del tempio – probabilmente ad alae – e della stoà N risale al secondo venticinquennio del II sec. a.C. Dalla metà del II sec. a.C. l’area sacra conobbe una profonda ristrutturazione, forse a causa di un evento traumatico: venne in parte ricostruito il portico N danneggiato (colonne e capitelli mostrano interventi di restauro antichi) e vennero costruiti ex novo un sacello accanto al tempio tuscanico e un portico munito di tabernae a chiusura del lato E della terrazza. Contemporaneamente si assiste all’erezione sul lato opposto della stessa terrazza, fino a quel momento libero, di un edificio individuato dalle nuove campagne di scavo condotte tra il 2018 e il 2019.

Le strutture di questo nuovo edificio, a dire il vero scarsamente conservate a causa delle spogliazioni e degli interventi di rimaneggiamento cui furono sottoposte già in antico, condividono con quelle coeve e già note in precedenza (portico E, sacello C) la tecnica edilizia e gli aspetti tecnico-costruttivi. Si tratta, infatti, di un edificio isorientato con il resto del santuario (convenzionalmente N-S), del quale al momento è possibile apprezzare almeno tre ambienti di dimensioni diseguali raccordati da un muro di fondo a O e con l’ingresso rivolto a E, ovvero verso lo spiazzo occupato dagli edifici di culto. Allo stato attuale delle ricerche non è possibile comprendere appieno forma e funzione dell’edificio rinvenuto – un portico? forse ambienti di servizio al santuario? – ma il dato significativo è costatare come tali strutture, costruite ex novo contemporaneamente a quelle del lato opposto, al sacello e alla ristrutturazione del portico settentrionale, concorrano all’assetto monumentale definitivo del complesso. Anche a fronte di una sua percezione assolutamente parziale, possiamo dunque immaginare come l’edificio in questione costituì il limite occidentale dell’area sacra, rappresentando al contempo, insieme ai portici N ed E, la quinta architettonica del tempio tuscanico e del sacello.

Il santuario così strutturato conosce una terza fase edilizia circoscrivibile agli anni centrali del I sec. a.C., probabilmente non portata a compimento, dopodiché andò incontro a una distruzione traumatica e definitiva, forse a causa di un terremoto (come mostrano gli estesi strati di crollo e di distruzione ancora in situ al momento della scoperta). Il settore occidentale del santuario oramai dismesso – sfuggito agli sterri del passato e oggetto delle indagini recenti – venne tuttavia rioccupato repentinamente con evidente cambio di funzione già nel corso dell’età triumvirale-augustea, quando venne costruito un edificio dai caratteri rustici e funzionali con materiali di reimpiego ampiamente disponibili nell’area, che sfruttò anche ampie porzioni delle murature precedenti come fondazioni e che restò in uso fino alla metà del I sec. d.C. circa.

Testi:
Belfiori F., Cossentino P., Pizzimenti F. 2020, “Il santuario romano di Monte Rinaldo (Fm). Relazione preliminare delle campagne di scavo 2017-2019”, in Picus 40, c.s.
Belfiori F., Giorgi E., “Archeologia del ‘sacro’ nel santuario di Monte Rinaldo tra vecchi materiali e nuove ricerche”, in Dialoghi sull’Archeologia della Magna Grecia e del Mediterraneo IV. Fenomenologia e interpretazione del rito (Paestum, 15-17 novembre 2019), c.s.


Vi proponiamo inoltre tre visite virtuali ad altrettanti siti archeologici  fra i più importanti delle Marche, presentate sulla pagina facebook della Soprintendenza domenica 29 marzo in occasione del flash mob #arTyouready.
Le visite vituali sono state realizzate dalla fotografa Raffaella Abbate e Roberto Telli di TLize e con Archeo In progress per i testi del parco archeologico di Suasa.

Anfiteatro Romano di Ancona
https://roundme.com/tour/554396/view/1814287/

Parco Archeologico di Urbisaglia
https://roundme.com/tour/554802/view/1815543/

Parco Archeologico di Suasa
https://roundme.com/tour/558396/view/1823776/

L’iniziativa #granvirtualtour  di domenica 05 aprile ripropone il flash mob organizzato dal Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo #arTyouready domenica  29 marzo.

Il flash mob ha coinvolto gli igers italiani che in questi anni hanno partecipato alle call promosse da diversi istituti statali in un grande evento digitale su Instagram. Con gli hashtag #artyouready e #emptymuseum, le comunità igers, gli influencer, ma anche tutti i fotografi professionisti o amatoriali e, naturalmente i visitatori di tutte le generazioni, sono stati invitati a pubblicare per l’intera giornata le foto realizzate all’interno di musei, parchi archeologici, biblioteche e archivi d’Italia, dando preferenza a quelle prive di persone. Immagini prima inconsuete come quelle dei luoghi della cultura deserti, protagoniste in tutto il mondo dei popolari eventi social noti come Empty Museum, sono oggi drammaticamente attuali in questa difficile circostanza, e servono a ricordare che il patrimonio culturale, sebbene momentaneamente chiuso al pubblico, è vivo e rappresenta l’anima pulsante della nostra identità.

Pubblicato il 02/04/2020
Aggiornato il 05/04/2020